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Gli ‘A67, festeggiano venti anni di musica con un nuovo disco e un libro corale. La band, che prende il nome in slang dalla Legge 167 che aveva edificato il loro quartiere, Scampia, con le loro canzoni e i loro progetti, denunciano l’emarginazione delle periferie e la necessità dell’integrazione delle nuove generazioni attraverso l’arma impropria della musica. Vent’anni fa, nel bel mezzo di una sanguinosa faida di camorra, usciva ’A camorra song’ io (Polosud, 2005), l’album d’esordio degli ’A67. Un racconto militante che avrebbe cambiato per sempre la narrazione della periferia nord di Napoli. Un disco che fece diventare la band un caso seguito dai media di tutto il mondo. Con quelle canzoni, gli ‘A67, ribaltavano lo sguardo sulle mafie, affermando che prima ancora di essere organizzazioni criminali, sono una mentalità che si insinua nei comportamenti, nelle parole e nelle scelte quotidiane di ognuno di noi. A vent’anni di distanza, gli ’A67, tornano a interrogarsi su ciò che è cambiato e su ciò che resiste, sull’emarginazione e sulla criminalità organizzata.



